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Il 22/11/2006 alle 10:13 si e' parlato di Copyright, e Axeman(http://www.axe-man.org) ha detto qualcosa a riguardo:
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Proprietà intellettuale?!?
Punto Informatico è un'ottima testata, ci sono (spesso... non sempre...) notizie interessanti, e normalmente è il primo sito di notizie che leggo al mattino.
I forum relativi ai commenti delle notizie, invece, hanno un rapporto segnale/rumore (ovvero numero_di_messaggi_intelligenti/numero_di_cagate_pazzesche) prossimo allo zero. Soprattutto quando si tratta di argomenti "popolari" (tipo Windows contro Linux, Microsoft contro il resto del mondo, Telecom contro sè stessa, e via discorrendo). Ammetto anche che proprio data l'alta percentuale di "rumore" su alcune notizie, mi dedico talvolta al "trolleggio selvaggio", perchè vedere le reazioni della gente mi diverte molto durante la pausa caffè ;-).
Ogni tanto, però, si trova la perla nell'ostrica (oddio... non centra niente con questo caso, ma io ne ho trovata una in una vongola e per poco non ci lasciavo un dente!) ed infatti, tra i commenti a questo articolo (il cui incipit, per i pigroni che non hanno voglia di andare a leggerselo è ... no, che diamine... ANDATE A LEGGERVELO!!!) ho trovato questo post dell'utente CoD, che riporto integralmente (col suo permesso):
Si fa un gran parlare di "proprietà intellettuale"... ma cos'è questa proprietà
intellettuale?
Vediamo di capirci qualcosa.
Il copyright è nato nel 1700 per incentivare la diffusione di libri e della cultura.
In che modo? Semplice: a quel tempo i produttori di libri erano pochi, anche perché
la stampa richiedeva grossi macchinari, tempo e capacità tecniche non indifferenti.
Così la società (SOCIETA': insieme di tutte le persone di una comunità) decise che
si poteva rinunciare al diritto innato che ciascuno aveva di fare una copia di un
libro (che è sempre esistito) in modo da incentivare questi piccoli produttori di
libri ad aumentare il numero delle copie, sapendo di avere un guadagno "certo" perché
parte di un mercato protetto.
Copyright: diritto alla COPIA.
Poteva essere venduto da un autore a una qualunque casa editrice, poiché l'autore
manteneva comunque la PATERNITA' dell'opera (che qui in Italia è un dovere oltre che
un diritto inalienabile) e cedeva solo il diritto a farne delle copie DA VENDERE.
Era facile trovare un venditore di libri e controllare se aveva libri prodotti da
una casa editrice che non aveva il copyright su quel testo.
Il diritto alla copia privata non venne mai messo in discussione.
Tutto è rimasto sommariamente immobile fino all'avvento delle nuove tecnologie
(musicassette, cd, computer) che permettono a chiunque, senza costosi macchinari o
conoscenze troppo tecniche, di effettuare una copia di qualcosa.
A questo punto i detentori dei copyright hanno cercato di far passare l'idea che
esistesse qualcosa di più ineffabile, la PROPRIETA' INTELLETTUALE appunto, che non
è né copyright né paternità dell'opera.
Ma cos'è?
Nessuno ve lo sa spiegare.
E' un diritto innato di chi produce un'opera? No, quella è la paternità morale ed è
inalienabile, mentre la proprietà intellettuale interessa agli editori, non agli autori,
quindi è cedibile.
E' un diritto esclusivo di uso? no, perché se acquisto un cd nessuna casa editrice accetterà
l'idea che abbia acquistato una parte della proprietà intellettuale di quell'opera.
Insomma, cosa e'?
In tutto questo discorso, in tutte queste proposte di legge volte a punire reati contro
qualcosa che NON ESISTE come la proprietà intellettuale, si è perso il vero senso del
copyright.
Come si fa a pensare che una canzone non possa più venire cantata e nemmeno ascoltata
senza pagare?
La musica è come la parola: è di tutti!
Il vero senso del copyright (favorire la diffusione della cultura) è stato dimenticato
e ci si accanisce sull'utilizzatore finale, sul privato.
E' ora di finirla con questi termini senza senso come proprietà intellettuale e tornare a
parlare di diritto di copia, di paternità morale dell'opera e di scopo di lucro.
Almeno, questo è quello che penso io...
Non c'è nient'altro da aggiungere a questo stupendo post, tranne che sono assolutamente daccordo.
Anzi, aggiungo un'altra cosa: ho scritto un post a CoD chiedendogli se potevo ripubblicare il suo testo, e la sua risposta terminava con:
Dopotutto questo mio breve "sfogo" e' solo buonsenso... e il buon senso non appartiene
a me o a te, il buon senso dovrebbe essere di tutti :)
... il che "purtroppo" classifica CoD come "inguaribile ottimista"; una caratteristica che IMHO nel mondo attuale, è chiaramente una Bad Thing(tm) ... :-)
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